L’eclisse totale di Luna del 21 gennaio 2019

 

di Walter Ferreri

 

DOPO UNA BREVE ATTESA SI VERIFICA DI NUOVO UN’ ECLISSE TOTALE DI LUNA VISIBILE COME TALE PER IL NOSTRO PAESE

 

Dopo neppure sei mesi (la precedente ha avuto luogo il 27 luglio 2018), si verifica un’ eclisse totale di Luna visibile dall’ Italia. Il fenomeno in questione avviene nelle prime ore di lunedì 21 (quindi, in pratica, nella notte fra domenica e lunedì, ovvero nelle ore che precedono l’alba, purtroppo le più scomode per le nostre abitudini). Più esattamente, ecco, in ora solare, gli istanti dei punti salienti:

Inizio fase di penombra       3h35m

Inizio fase d’ombra              4h34m

Inizio totalità                        5h41m

Fase massima                       6h12m

Fine totalità                          6h44m

Uscita dall’ombra                 7h51m

Uscita dalla penombra          8h49m

Grandezza                            1,20

Il fenomeno ha luogo con la Luna proiettata in una regione di cielo (nel Cancro) spoglia sia di stelle che di pianeti luminosi, ma lungo il prolungamento che da Castore conduce a Polluce ed in una posizione equidistante fra Castore e Procione. Come si evince dall’orario, l’eclisse avviene con la Luna prossima al tramonto. Anzi, con il Sole che sorge in media in Italia alle 7h e 20m e la Luna che tramonta pochi minuti dopo. Ne consegue che l’uscita dall’ombra – e tantomeno quella dalla penombra – non sono osservabili da gran parte del nostro Paese. In questa circostanza le regioni più favorite sono quelle più nord-occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) dove, mediamente, la Luna tramonta alle 8h e 10m e il Sole sorge alle 8h. Una visione completa dell’eclisse si ha ad iniziare da nazioni quali la Gran Bretagna, la Spagna e il Portogallo.

Queste cifre ci fanno capire che durante la fase massima la Luna si trova già piuttosto bassa nel cielo nord-occidentale e che le fasi, dalla fine della totalità all’uscita dall’ombra, si verificano con il nostro satellite assai basso a nord-ovest. Quindi, per seguire in modo piuttosto completo questo fenomeno, è imperativo situarsi in una posizione dalla quale l’orizzonte ovest sia ben sgombro.

Non c’è nessun dubbio che le eclissi di Luna siano tra i fenomeni atmosferici più facili da seguire; si vedono benissimo anche ad occhio nudo e non occorrono filtri. Ovviamente, con un binocolo l’evento si segue molto meglio e un piccolo telescopio con 50-60 ingrandimenti è praticamente il massimo auspicabile. L’ingrandimento non deve essere elevato per avere sott’occhio tutto il disco lunare e non solo una porzione.

In merito a questi fenomeni uno degli aspetti che più mi sorprende è come già nel XV secolo si fosse in grado di predirli correttamente. A questo proposito una menzione particolare va al Regiomontano, al quale si deve il calcolo corretto dell’eclisse del 29 febbraio 1504, quella resa celebre da Colombo, per averla utilizzata, nel suo quarto viaggio nelle Americhe, per ricevere viveri dagli abitanti nativi della Giamaica. Fu proprio utilizzando le tavole, realizzate dopo calcoli lunghi e complessi da questo studioso tedesco, che Colombo poté usufruire di tale eclisse. Doverosamente, il nome di Regiomontano è ricordato sull’emisfero visibile della Luna con una grande formazione poco a sud-est del Muro Diritto.

Osservando la Luna, la prima avvisaglia che sta per verificarsi qualcosa al di fuori dell’ordinario è una specie di nebbia fuligginosa sul bordo sinistro (occidentale), quello dove si trovano formazioni tipo Gassendi. Poiché la penombra è molto sfumata, in genere la si riesce a notare solo dopo una mezzoretta l’istante dell’inizio, che per questa eclisse vuol dire verso le ore 4. Questo dato dipende molto dagli occhi dell’osservatore e dalla trasparenza del cielo. A prima vista la fase di penombra non presenta grande interesse; per un selenita si tratta di un’eclisse parziale di Sole provocata dalla Terra. Ovvero, un osservatore sulla Luna vedrebbe il Sole in parte ricoperto dalla Terra. Quando il disco lunare sta per raggiungere l’ombra, il lembo prossimo ad essa appare molto scuro finché, con l’entrata nel cono d’ombra, si nota ben netta una zona scura ricurva che, lentamente, si ingrandisce a spese del resto del disco. Osservando ad occhio nudo sembra che la Luna sia priva di una sua parte, ma attraverso un buon binocolo si segue il contorno in ombra. In questa prima fase l’ombra non mostra un colore deciso; essa appare semplicemente grigia-scura. Ma, quando inizia a coprire circa la metà o poco meno del disco lunare, si nota quella colorazione rossastra cuprea caratteristica delle eclissi di Luna. A questo proposito occorre precisare che talvolta si ha un rosso-cupreo intenso; in altre occasioni un rosso-smorto scuro tendente al grigio. Staremo a vedere come si classificherà questa del 21 gennaio. Ad un certo punto l’ombra raggiunge il lembo orientale (Mari Crisium, Foecunditatis) ed inizia la totalità. Generalmente durante questa fase la Luna rimane sempre visibile con un debole colore rosso-smorto e una regione più scura che nel nostro caso è quella sud (più vicina al centro dell’ombra). Talvolta, però, in eclissi praticamente centrali, è accaduto che per alcuni minuti la Luna sia scomparsa del tutto, come le cronache riportano per quella del 18 maggio 1761. Comunque, anche se il nostro grande satellite naturale rimane ben visibile nella totalità, la sua luce scende all’incirca a 1/10.000 di quella fuori eclisse e cioè la sua magnitudine diventa circa – 2,5, contro i – 12,7 della Luna piena non eclissata, permettendo l’osservazione di deboli stelline prossime ai suoi bordi. Un’impressione che io generalmente provo seguendo visualmente le eclissi di Luna al telescopio è quella che siano queste stelle a muoversi, anziché la Luna. Anche se personalmente non sono mai stato testimone di uno di questi eventi, c’è da segnalare che il disco lunare eclissato favorisce la visione di bagliori provocati dalla caduta di meteoriti sul suolo lunare.

Pochi minuti dopo la totalità l’occhio umano si abitua alla debole luce che il disco lunare ci invia e tende a giudicarla maggiore di quanto in realtà non sia. La conseguenza è che quando la totalità termina, il primo falcetto di Luna illuminato direttamente dal Sole appare abbagliante. Via via questa zona si allarga, finché tutto il disco esce dall’ombra, questa volta in concomitanza con il tramonto della Luna. Per gli osservatori situati più ad ovest dell’Italia, ancora circa un’ora ed anche la penombra abbandona la Luna, determinando la fine di quest’eclisse totale che, per l’Italia, limitandoci a quelle totali, sarà seguita da quella del 16 maggio 2022.

Ricordiamo che perché avvenga un’eclisse occorre che la linea dei nodi deve essere diretta verso il Sole, ma in realtà l’eclisse si verifica anche quando questo allineamento non è perfetto, ma si discosta da questa retta di alcuni gradi.

Ricordiamo ancora che nelle eclissi di Luna si definisce Gamma (γ) la distanza minima tra l’asse dell’ombra terrestre e il centro della Luna, espressa in unità del raggio equatoriale terrestre.

Nel secolo scorso il grande astronomo francese André Danjon (1890-1967) mise a punto una scala per indicare l’aspetto della colorazione delle eclissi di Luna; eccola:

  1. Eclisse molto scura che, nella fase centrale, addirittura può divenire invisibile ad occhio nudo.
  2. Eclisse scura, grigia o bruna; dettagli lunari poco percettibili. Di questo tipo è stata l’eclisse del 27 luglio 2018. Anzi, alcuni ritengono più corretto inquadrarla nella classe 0!
  3. Eclisse rosso scura; macchia scura al centro dell’ombra e zona esterna piuttosto chiara.
  4. Eclisse rosso-mattone; il bordo dell’ombra è grigia o gialla, comunque chiara.
  5. Eclisse brillante ramata o arancione; bordo bluastro luminoso al limite dell’ombra. Le persone inesperte hanno difficoltà a credere che la Luna sia eclissata.

Dall’esame di un  gran numero di eclissi, cioè circa 150, Danjon trovò che il colore del disco lunare durante le eclissi non dipende solo dalla meteorologia terrestre, ma anche dall’attività solare. Quando il Sole è poco attivo le eclissi sono di luminosità 0 o 1 mentre con l’attività solare al massimo esse vanno a cadere nelle classi 3 o 4. Osservazioni ulteriori hanno dimostrato che questa relazione non è sempre rispettata, in quanto le condizioni atmosferiche e le eruzioni vulcaniche hanno un peso soverchiante. Ad esempio, l’eruzione del Pinatubo (Filippine) del 1991 alterò notevolmente la trasparenza dell’atmosfera, depositandovi un volume enorme di materiale; negli ultimi secoli solo il vulcano indonesiano Krakatoa ne immise di più (nel 1883). Possiamo dire quindi che la “legge” di Danjon si può assumere valida a parità di condizioni della nostra atmosfera.